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Inammissibilità della retrocessione totale in caso di vincolo espropriativo riconducibile ad uno strumento di pianificazione attuativa

Urbanistica – Pianificazione – Pianificazione urbanistica attuativa – Retrocessione totale – Inammissibilità.

La finalità progettuale complessiva della pianificazione urbanistica attuativa fa sì che la sua realizzazione la renda incompatibile con una richiesta di retrocessione totale, essendo comunque necessaria una rivalutazione della stessa per decidere in concreto se la porzione di terreno al momento inutilizzato è effettivamente “inservibile” nella logica unitaria della scelta originaria. In tale ipotesi lo ius ad rem scatta solo al verificarsi di condizioni date, in primis la riconosciuta effettiva inservibilità del bene anche in prospettiva futura, sicché l’amministrazione procedente “può”, non “deve” restituire. Alla base della decisione, in caso di vincolo riveniente da scelte di pianificazione, si pone la ricordata sostanziale rivalutazione della progettualità originaria dell’intervento, ricalibrandone la portata territoriale in ragione del risultato già raggiunto con la sua realizzazione, senza interessare la porzione richiesta indietro dal proprietario espropriato
 (1).
 

(1) Ha premesso la Sezione che la qualifica della domanda di restituzione di un terreno ormai espropriato quale retrocessione “totale” o “parziale” va rapportata all’intervento nel suo complesso, e non riguardata dall’ottica del singolo proprietario, che potrebbe anche richiedere la restituzione di tutti i suoi terreni oggetto della procedura, senza per ciò solo determinare l’applicabilità dei principi in materia di “retrocessione totale”.
A ciò consegue la sostanziale incompatibilità dell’istituto della retrocessione totale con l’imposizione di vincolo espropriativo mediante uno strumento di pianificazione urbanistica attuativa, laddove lo stesso sia stato in concreto eseguito nel complesso, in quanto lo stralcio della singola porzione di terreno, ancorché inutilizzata in concreto, presuppone una rivalutazione della progettualità complessiva che ne determini la inservibilità con riferimento (anche) alla stessa, e non al solo stato di fatto riscontrato.
Ha aggiunto la Sezione che l’istituto della retrocessione non è ex se incompatibile con l’avvenuta definizione della procedura di esproprio con atto di cessione volontaria, essendo irrilevante al riguardo la mancata previsione nel relativo contratto di specifiche clausole pattizie restitutorie. La natura sostitutiva del provvedimento autoritativo di ablazione, infatti, fa sì che nel caso di specie non possa darsi rilievo in senso preclusivo alla componente negoziale civilistica dell’accordo.

Cons. St., sez. II, 30 marzo 2020, n. 2159

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