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Dichiarazione di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di un bene in stato di parziale distruzione o di cattiva manutenzione o conservazione

Beni culturali – Dichiarazione di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico – Parziale distruzione o di cattiva manutenzione o conservazione di un bene – Irrilevanza ex se. 

         Lo stato di parziale distruzione o di cattiva manutenzione o conservazione di un bene non osta alla dichiarazione di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, restando rimesso all’apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione preposta all’imposizione e gestione del vincolo la valutazione dell’idoneità delle rimanenze ad esprimere il valore che si intende tutelare (1).  

(1) Giova premettere che il potere di valutazione riconosciuto all’Amministrazione in ordine all’apposizione del vincolo di tutela (paesaggistico, monumentale, archeologico …) è espressione di discrezionalità particolarmente lata della pubblica amministrazione, perché implica l’applicazione di cognizioni tecnico-scientifiche specialistiche caratterizzate da ampi margini di opinabilità, sulla quale non è ammesso un sindacato di merito del giudice, ma solo l’esame di eventuali vizi di legittimità. La discrezionalità è sindacabile esclusivamente sotto il profilo della illogicità, irragionevolezza e abnormità delle determinazioni assunte. Infatti, per il principio di separazione dei poteri, il giudice amministrativo non può sostituire le proprie valutazioni a quelle di merito della pubblica amministrazione. 

Resta dunque rimesso all’apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione preposta all’imposizione e gestione del vincolo la valutazione dell’idoneità delle rimanenze ad esprimere il valore che si intende tutelare (Cons. Stato, sez. VI, 8 aprile 2015, n. 1779) e che un manufatto in condizioni di degrado ben può costituire oggetto di tutela storico-artistica, sia per i valori che ancora presenta, sia per evitarne l’ulteriore degrado (Cons. Stato, sez. VI, 16 luglio 2015, n. 3560).

Ha infine chiarito il parere che il ricorso a criteri di valutazione tecnica, in qualsiasi campo, non offre sempre risposte univoche, ma costituisce un apprezzamento non privo di un certo grado di opinabilità; il sindacato del giudice amministrativo, essendo pur sempre un sindacato di legittimità e non di merito, è limitato al riscontro del vizio di illegittimità per violazione delle regole procedurali e di quello di eccesso di potere per manifesta illogicità, irrazionalità, irragionevolezza, arbitrarietà ovvero se fondato su di un altrettanto palese e manifesto travisamento dei fatti. 

Cons. Stato, sez. I, 9 dicembre 2020, n. 1999

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