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Opposizione all’intimazione di pagamento facente riferimento a cartella relativa a contributi previdenziali

L’intimazione di pagamento è l’atto con cui l’ente concessionario invita la parte a regolarizzare il debito derivante da precedenti cartelle esattoriali o avvisi di addebito, dovuto per legge nel caso in cui l’esecuzione debba iniziare oltre un anno dopo la notifica della cartella esattoriale.
Nel caso in cui la cartella esattoriale, costituente il presupposto per l’invio dell’intimazione di pagamento, non è stata opposta ma il debito sottostante non esiste, sussiste l’interesse del contribuente non al semplice annullamento dell’intimazione di pagamento bensì alla pronuncia di accertamento negativo che dichiari l’inesistenza del debito
Nel caso di specie il ricorso traeva origine da un atto di intimazione notificato alla ricorrente dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione in data 23/11/2017. Dall’esame dell’atto si evinceva che l’importo ivi riportato scaturiva da una cartella di pagamento (non opposta) che si asseriva essere stata notificata il 14/05/2018 e relativa a crediti di natura previdenziale.
Considerato il lasso di tempo decorso dalla data di notifica della cartella a quella dell’intimazione e la mancanza di atti interruttivi, si invocava la prescrizione quinquennale ex art. 3, l. 335/1995, promuovendo per l’effetto il ricorso nei soli confronti dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione.
Con sentenza n. 2647/2018 il Tribunale civile di Roma, Sezione Lavoro accoglieva il ricorso condannando l’AER al pagamento delle spese di lite.
Il Tribunale precisava innanzitutto che la cartella di pagamento non opposta non acquista efficacia di giudicato: in applicazione della disciplina dettata dagli artt. 2907-2909 c.c., la tutela dei diritti compete soltanto all’autorità giudiziaria che la esercita nelle forme processuali previste dalla legge e soltanto l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato è idoneo a fare stato, ad ogni effetto, tra le parti, i loro eredi o aventi causa.
Il ruolo e la connessa cartella di pagamento rappresentano, invece, soltanto dei titoli esecutivi di formazione non giudiziaria, rientranti nell’ampia previsione dell’art. 474, 2° comma, n. 2, c.p.c. e consistono in sostanza in documenti che abilitano il creditore, ricorrendo le condizioni previste dalla legge, ad agire esecutivamente per il recupero coattivo del credito da essi portato.
Da ciò consegue che “la mancanza di opposizione non comporta la costituzione di un titolo assimilabile al giudicato” (cfr. Cass. 16203/2008).
Secondo il Tribunale, quindi, la cartella di pagamento non opposta, non assumendo gli effetti di una sentenza di condanna passata in giudicato, non può determinare una modificazione del regime della prescrizione dei crediti previdenziali che, a seguito della riforma introdotta con l’art. 3, 9° e 10° comma, L. 335/1995, è di regola quinquennale e non si trasforma, come nell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., in decennale per effetto della mancata opposizione.
Il Tribunale confermava, quindi, il principio espresso dalla Suprema Corte (v. SS.UU. 23397/2016) ovvero che “la scadenza del termine per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del D. Lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza della possibilità di proporre l’impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo, senza determinare anche la ‘conversione’ del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della L. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.”, applicandosi, come detto, “tale ultima disposizione solo nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo.
Rilevata la prescrizione dell’azione esecutiva attivata con la notifica dell’intimazione di pagamento rispetto alle pretese creditorie di cui alla cartella, notificata prima del quinquennio antecedente alla notifica dell’intimazione di pagamento e la mancata prova da parte di AER di eventuali altri atti interruttivi, il Tribunale dichiarava non più dovuta la somma di cui al suddetto ricorso.
Considerato, inoltre, che la notifica dell’intimazione di pagamento era intervenuta dopo la suddetta pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite, che, come detto, ha posto fine al contrasto giurisprudenziale esistente in tema di prescrizione dell’azione esecutiva promossa sulla base delle cartelle non opposte, il Tribunale condannava la controparte al pagamento delle spese di lite.

L’AUTORE: La Redazione

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